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Aplotites Kai Alitheia – Verità semplici,vita vera.

Aprile 10, 2026Aprile 10, 2026

L’articolo 37 che potrebbe cambiare la Sicilia

“La giustizia non è un privilegio da chiedere, ma un diritto da esercitare. E ogni terra che produce valore ha il dovere e il diritto di trattenerlo per costruire il proprio futuro.”

L’articolo 37 dello Statuto Speciale della Regione Siciliana è una di quelle verità che restano sospese nell’aria, come una promessa dimenticata, come un diritto che nessuno ha mai avuto il coraggio di reclamare fino in fondo. È una norma costituzionale, non un dettaglio tecnico, non un capriccio autonomista: è un principio di giustizia fiscale scritto nel 1946 e rimasto per decenni inascoltato. Eppure, se fosse applicato davvero, cambierebbe il destino della Sicilia più di qualsiasi riforma, più di qualsiasi piano straordinario, più di qualsiasi finanziamento europeo. Perché l’articolo 37 dice una cosa semplice e rivoluzionaria: le tasse prodotte in Sicilia devono restare in Sicilia.

Il testo stabilisce che le imprese con sede fuori dall’isola ma con stabilimenti, impianti o attività produttive in Sicilia devono attribuire una quota del loro reddito a tali stabilimenti, e che l’imposta su quella quota spetta alla Regione Siciliana. Non è un’interpretazione, non è un auspicio politico: è scritto nella Carta costituzionale della Sicilia, riconosciuta dallo Stato italiano. Significa che se un’azienda ha sede a Milano, Torino o Roma, ma produce ricchezza a Palermo, Catania, Siracusa o Trapani, una parte delle imposte deve essere versata qui, dove quella ricchezza è stata generata.

Eppure, per decenni, questo diritto è rimasto invisibile. Le grandi catene commerciali, le compagnie energetiche, le banche, le assicurazioni, le società di telecomunicazioni, i colossi della logistica e della distribuzione hanno operato in Sicilia, hanno utilizzato infrastrutture, territorio, forza lavoro, consumatori siciliani, ma hanno versato le imposte altrove. È come se la Sicilia fosse un enorme mercato di consumo senza ritorno economico. Un territorio che produce valore ma non trattiene il valore che produce. Un paradosso che ha contribuito a indebolire i conti pubblici regionali, a impoverire i comuni, a frenare lo sviluppo.

Se l’articolo 37 fosse applicato pienamente, la Sicilia avrebbe miliardi di euro in più ogni anno. Non è retorica: è una valutazione condivisa da economisti, giuristi e sindacati. Basterebbe guardare il volume d’affari delle imprese che operano nell’isola pur avendo sede altrove. Basterebbe osservare la quantità di profitti generati qui e tassati altrove. Basterebbe chiedersi perché una norma costituzionale sia stata ignorata per così tanto tempo.

Nel 2005 è stato approvato un decreto attuativo che riconosce formalmente il diritto della Regione a ricevere le imposte relative al reddito prodotto dagli stabilimenti nell’isola. Nel 2013, il governo regionale dell’epoca annunciò l’avvio dell’applicazione pratica. Ma la realtà è che l’attuazione è rimasta parziale, intermittente, incompleta. Ancora oggi, molte imprese non versano in Sicilia ciò che dovrebbero. E la Regione continua a perdere risorse decisive.

Cosa cambierebbe se l’articolo 37 fosse applicato davvero?
Cambierebbe la narrazione stessa della Sicilia. Non più una regione “assistita”, “dipendente”, “povera”, ma una regione che trattiene ciò che produce. Una regione che può programmare, investire, costruire futuro. Una regione che non elemosina trasferimenti, ma esercita diritti. Una regione che può finanziare scuole, ospedali, trasporti, manutenzione del territorio, cultura, innovazione. Una regione che può sostenere i comuni in dissesto, ridurre la pressione fiscale locale, creare politiche industriali e sociali oggi impensabili.

Molti analisti sostengono che l’applicazione piena dell’articolo 37 potrebbe generare un effetto domino: attrarre investimenti, rafforzare il tessuto produttivo, migliorare i servizi pubblici, ridurre l’emigrazione giovanile. Non sarebbe la soluzione a tutto, ma sarebbe un punto di svolta. Perché la Sicilia non chiede privilegi: chiede semplicemente che venga rispettata la legge.

Cosa serve per farlo applicare davvero?
Serve una volontà politica chiara, determinata, continua. Serve che la Regione Siciliana eserciti fino in fondo i suoi diritti, senza timori e senza rinvii. Serve che il Parlamento nazionale riconosca pienamente la portata costituzionale dello Statuto. Serve che le imprese comprendano che pagare le imposte nel territorio in cui producono reddito non è un peso, ma un atto di responsabilità verso la comunità che permette loro di operare.

Serve anche una consapevolezza collettiva: i cittadini devono conoscere l’articolo 37, parlarne, pretenderne l’applicazione. Perché una norma ignorata è una norma che muore. E l’autonomia non è un concetto astratto: è un insieme di diritti concreti che devono essere esercitati, difesi, rivendicati.

Lo Statuto siciliano è una legge costituzionale: non può essere disapplicato, non può essere ignorato, non può essere considerato un optional. L’articolo 37 non è un dettaglio: è uno dei pilastri della finanza regionale. È stato scritto per garantire equilibrio, equità, sviluppo. È stato pensato per evitare che la Sicilia diventasse un territorio di consumo senza ritorno economico.

Oggi, mentre la Regione affronta sfide enormi — dal dissesto dei comuni alla crisi dei servizi pubblici, dalla fuga dei giovani alla fragilità delle infrastrutture — l’articolo 37 appare come una chiave dimenticata in un cassetto. Una chiave che potrebbe aprire una stagione nuova, più giusta, più autonoma, più sostenibile.

Applicare l’articolo 37 non significa chiedere di più: significa chiedere ciò che è già previsto dalla legge.
Significa restituire alla Sicilia ciò che la Sicilia produce.
Significa trasformare un principio scritto in una realtà vissuta.
Significa dare finalmente senso alla parola “autonomia”.

La Sicilia non ha bisogno di miracoli: ha bisogno di diritti rispettati. E l’articolo 37 è uno di quei diritti che possono cambiare il destino di un popolo. Non è un sogno, non è un’utopia: è una norma costituzionale. E come tutte le norme costituzionali, merita di essere applicata, non celebrata a parole.

Il futuro della Sicilia passa anche da qui: dalla capacità di far valere ciò che è già suo. Dalla forza di pretendere ciò che la legge già riconosce. Dalla consapevolezza che l’autonomia non è un ricordo, ma un impegno. E che l’articolo 37 non è un simbolo: è una possibilità concreta di riscatto.

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